Calendario Eventi
◄◄
◄
►►
►
Maggio 2013
| Lun | Mar | Mer | Gio | Ven | Sab | Dom |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | |
| 27 | 28 | 29 | 30 | 31 | ||
The Raven: un film intriso dell'arte di Edgar Allan Poe
The Raven: un insieme ben riuscito di poesia, letteratura, cinema, fotografia e regia.
Quasi due ore di ottimo cinema. Finalmente nelle sale cinematografiche un film decisamente interessante. E' The Raven, ispirato agli ultimi giorni - ancora misteriosi - di vita del grandissimo scrittore Edgar Allan Poe. Le ipotesi, in realtà, sulla sua morte sono tante. La più accreditata è "l'infiammazione cerebrale" che si usava per nascondere le morti causate da alcoolismo. Un'altra ipotesi, infatti, è il delirum tremens.
La storia rappresentata è decisamente romanzata anche se riprende moltissimi elementi biografici relativi a Poe. Un film intriso di poesia, letteratura, passione, amore e di tutti gli elementi tipici dell'arte di Poe: l'horror, il grottesco, il truculento, l'oscurità nell'ambiente e nell'animo umano, la lucida follia, le turbe psichiche, la paura e lo scontro con la società.
Il film, un thriller, è interessante. Le ambientazioni nella Baltimora del 1849 sono ben riuscite, le atmosfere oscure delle strade, delle case, della città che riflettono benissimo i racconti del maestro dell'horror tanto che guardare il film è quasi come immaginare uno dei suoi racconti (il libro ha sempre una forza maggiore nella creazione di immagini personali).
La storia è quella di Poe, negli ultimi giorni della sua vita (in cui in realtà aveva già smesso di bere). Accadono omicidi che sono ispirati ad alcuni dei suoi più famosi racconti: "Il pozzo e il pendolo", "Il mistero di Marie Roget", "La verità sul caso di Mr Valdemar", "I delitti della rue Morgue", "Una discesa nel Maelstrom", "La maschera della morte rossa", "Il cuore rivelatore", "Il barile di Ammontillado" e probabilmente anche "La sepoltura prematura". In più le citazioni implicite ed esplicite a "The Raven" (il poemetto "Il Corvo") e al racconto "Il gatto nero".
Poe indagherà insieme alla polizia per scoprire chi sia l'assassino - grande ammiratore dello scrittore - che non solo si è ispirato ai suoi racconti ma ne ha anche migliorato i meccanismi per commettere gli omicidi (come l'aumento del contrappeso nel pendolo).
L'assassino, per costringere lo scrittore ormai in miseria a ricominciare a scrivere, rapirà la donna amata da Poe (e qui siamo nella parte romanzata del film, una storia d'amore che purtroppo non manca mai) e lui riuscirà a salvarla scrivendo un terribile ultimo racconto.
Poe morirà poco dopo. La scena della morte, l'incontro con il signor Joseph Walker, la frase "Signore aiuta la mia povera anima" e l'ossessionante ripetizione del nome "Reynolds" sono considerati realmente accaduti.
Il film nel complesso è davvero molto bello e curato. La fotografia è sublime, la regia di James McTeigu e certi riprese di primi piani strettissimi raccontano benissimo la vicenda e rendono lo spettatore partecipe dell'intensità emotiva narrata.
John Cusack è un Poe davvero credibile.
"Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale" (Da "Eleonora").
Non darò un voto da pagella a questo piccolo capolavoro. Sarebbe riduttivo. Dirò di più: l'ignoranza ottusa tanto diffusa tra la gente - cresciuta ed abituata alle demenziali pecorecce banali scene di tanti film italiani - ha fatto sì che la sala del cinema fosse praticamente vuota (eravamo in 7). Niente popcorn, niente lattine, niente masticazioni affanate. Meglio di così non poteva andare.
Gabriele B. Fallica
Quasi due ore di ottimo cinema. Finalmente nelle sale cinematografiche un film decisamente interessante. E' The Raven, ispirato agli ultimi giorni - ancora misteriosi - di vita del grandissimo scrittore Edgar Allan Poe. Le ipotesi, in realtà, sulla sua morte sono tante. La più accreditata è "l'infiammazione cerebrale" che si usava per nascondere le morti causate da alcoolismo. Un'altra ipotesi, infatti, è il delirum tremens. La storia rappresentata è decisamente romanzata anche se riprende moltissimi elementi biografici relativi a Poe. Un film intriso di poesia, letteratura, passione, amore e di tutti gli elementi tipici dell'arte di Poe: l'horror, il grottesco, il truculento, l'oscurità nell'ambiente e nell'animo umano, la lucida follia, le turbe psichiche, la paura e lo scontro con la società.
Il film, un thriller, è interessante. Le ambientazioni nella Baltimora del 1849 sono ben riuscite, le atmosfere oscure delle strade, delle case, della città che riflettono benissimo i racconti del maestro dell'horror tanto che guardare il film è quasi come immaginare uno dei suoi racconti (il libro ha sempre una forza maggiore nella creazione di immagini personali).
La storia è quella di Poe, negli ultimi giorni della sua vita (in cui in realtà aveva già smesso di bere). Accadono omicidi che sono ispirati ad alcuni dei suoi più famosi racconti: "Il pozzo e il pendolo", "Il mistero di Marie Roget", "La verità sul caso di Mr Valdemar", "I delitti della rue Morgue", "Una discesa nel Maelstrom", "La maschera della morte rossa", "Il cuore rivelatore", "Il barile di Ammontillado" e probabilmente anche "La sepoltura prematura". In più le citazioni implicite ed esplicite a "The Raven" (il poemetto "Il Corvo") e al racconto "Il gatto nero".
Poe indagherà insieme alla polizia per scoprire chi sia l'assassino - grande ammiratore dello scrittore - che non solo si è ispirato ai suoi racconti ma ne ha anche migliorato i meccanismi per commettere gli omicidi (come l'aumento del contrappeso nel pendolo).
L'assassino, per costringere lo scrittore ormai in miseria a ricominciare a scrivere, rapirà la donna amata da Poe (e qui siamo nella parte romanzata del film, una storia d'amore che purtroppo non manca mai) e lui riuscirà a salvarla scrivendo un terribile ultimo racconto.
Poe morirà poco dopo. La scena della morte, l'incontro con il signor Joseph Walker, la frase "Signore aiuta la mia povera anima" e l'ossessionante ripetizione del nome "Reynolds" sono considerati realmente accaduti.
Il film nel complesso è davvero molto bello e curato. La fotografia è sublime, la regia di James McTeigu e certi riprese di primi piani strettissimi raccontano benissimo la vicenda e rendono lo spettatore partecipe dell'intensità emotiva narrata.
John Cusack è un Poe davvero credibile.
"Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale" (Da "Eleonora").
Non darò un voto da pagella a questo piccolo capolavoro. Sarebbe riduttivo. Dirò di più: l'ignoranza ottusa tanto diffusa tra la gente - cresciuta ed abituata alle demenziali pecorecce banali scene di tanti film italiani - ha fatto sì che la sala del cinema fosse praticamente vuota (eravamo in 7). Niente popcorn, niente lattine, niente masticazioni affanate. Meglio di così non poteva andare.
Gabriele B. Fallica







